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Storia di un Cuore.

Nacque un cuore.

Pulsante, puro, carico di energia.
Un brivido accompagnava ogni suo battito, sincronizzandosi con il ritmo del mondo al di fuori. Reagiva ad ogni stimolo, trasportandolo dentro di sè e poi fuori di nuovo, fiero del suo ruolo di primaria importanza.
Ma ben presto, il meccanismo si ruppe. Quelle sensazioni, succhiate e poi respinte dalla valvola in un ciclo continuo, iniziarono a rallentare. Come attraversando un filtro, segnavano indelebilmente i tessuti rilasciando dei residui - talvolta dolci e appiccicosi come la caramella più buona, altre volte asciutti e soffocanti come granelli di polvere.

A lungo andare, il cuore ne risentì.
Non c'era emozione che ci passasse illibata attraverso; come un raggio di luce che si proietta dall'alto tra i rami di un'albero, venivano ridotte, smussate, e ne uscivano distorte, creando dei sentimenti diversi, che nulla avevano da spartire con ciò che erano in principio.
Saturo di quegli ingombranti ricordi, il cuore faticava troppo a far uscire degli impulsi, ma il tempo del mondo al di fuori non accennava a diminuire - finì per esaurire le forze, e un poco alla volta smise di battere, anche se mai del tutto. Si sentiva un corridore che aveva dato tutto al primo giro, e doveva obbligatoriamente ritirarsi. Di fatto, non rese mai più come le prime volte, e perse l'orgoglio per il suo operato.

Iniziò a svuotarsi.
Tappato quasi completamente, esausto e demotivato, consumava ciò che aveva accumulato senza permettere l'ingresso a nulla di nuovo. Uno squallido rigetto che lo sciupava a vista d'occhio, sgonfiato come una donna dopo il parto.
All'ultimo sputo, si rese conto che era riuscito a smaltire tutti i detriti che si portava appresso; ma anzichè rinvigorito, si sentiva stanco e vuoto. Dopo tanto tempo trascorso da solo, non aveva più la voglia di aprirsi e ricominciare. Perciò si limitò a sopravvivere.

Questa storia non finisce perchè un pazzo ha mangiato il foglio su cui era scritta.

Pubblicato il 2/1/2009 alle 3.36 nella rubrica Diario.

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